NAPOLI - Ezequiel Lavezzi, ex attaccante del Napoli e del PSG, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera. Ecco un estratto.
"Mio figlio Vittorio è arrivato in un momento difficile della mia vita, mi ha aiutato a salvarmi. Mi sta insegnando un nuovo modo di essere padre".
È la fine del 2023, lei è ricoverato in una clinica. C’è chi parla di droga, chi di disturbi mentali: cos’è successo?
"Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino. Alternavo depressione a crisi di ansia. Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi".
Sono girate tante voci su di lei, l’hanno ferita?
"Sì, ma erano cose che non potevo controllare. Ero l’unico a sapere davvero cosa stessi attraversando. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica. Il mio percorso non è finito. Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto".
Ripensando a quei mesi, cosa prova?
"Orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità. E anche gratitudine: star così male mi ha cambiato come persona. Sono un uomo più consapevole e maturo. A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio".
Ha scelto di ritirarsi presto, a 34 anni. È vero che da ragazzo aveva deciso di smettere? Poi l’Italia, il destino ha voluto Napoli.
"Il destino e il sottoscritto. La prima a volermi è stata l’Atalanta. Era arrivata anche a offrirmi la cifra che avevo chiesto, ma poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro".
E ha fatto bene.
"Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani. Impari a gestire e apprezzare anche situazioni che non hai mai visto prima: 50 tifosi sotto casa tutte le mattine".
Con quella maglia per il mondo è diventato il Pocho.
"Era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo. Abbiamo portato il Napoli in Champions, al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile".
Non è mai andato in altre squadre italiane.
"Mi hanno cercato tutte le big, ma in Italia c’è solo il Napoli per me. Per questo poi ho scelto il Psg".
In Francia come si è trovato?
"Una bellissima esperienza, si era all’inizio di un progetto che poi si è rivelato vincente. Sono stato bene".
Meglio che a Napoli?
"No, niente supererà Napoli. Il posto che più ho amato».
di Redazione
16/04/2026 - 08:22
NAPOLI - Ezequiel Lavezzi, ex attaccante del Napoli e del PSG, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera. Ecco un estratto.
"Mio figlio Vittorio è arrivato in un momento difficile della mia vita, mi ha aiutato a salvarmi. Mi sta insegnando un nuovo modo di essere padre".
È la fine del 2023, lei è ricoverato in una clinica. C’è chi parla di droga, chi di disturbi mentali: cos’è successo?
"Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino. Alternavo depressione a crisi di ansia. Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi".
Sono girate tante voci su di lei, l’hanno ferita?
"Sì, ma erano cose che non potevo controllare. Ero l’unico a sapere davvero cosa stessi attraversando. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica. Il mio percorso non è finito. Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto".
Ripensando a quei mesi, cosa prova?
"Orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità. E anche gratitudine: star così male mi ha cambiato come persona. Sono un uomo più consapevole e maturo. A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio".
Ha scelto di ritirarsi presto, a 34 anni. È vero che da ragazzo aveva deciso di smettere? Poi l’Italia, il destino ha voluto Napoli.
"Il destino e il sottoscritto. La prima a volermi è stata l’Atalanta. Era arrivata anche a offrirmi la cifra che avevo chiesto, ma poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro".
E ha fatto bene.
"Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani. Impari a gestire e apprezzare anche situazioni che non hai mai visto prima: 50 tifosi sotto casa tutte le mattine".
Con quella maglia per il mondo è diventato il Pocho.
"Era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo. Abbiamo portato il Napoli in Champions, al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile".
Non è mai andato in altre squadre italiane.
"Mi hanno cercato tutte le big, ma in Italia c’è solo il Napoli per me. Per questo poi ho scelto il Psg".
In Francia come si è trovato?
"Una bellissima esperienza, si era all’inizio di un progetto che poi si è rivelato vincente. Sono stato bene".
Meglio che a Napoli?
"No, niente supererà Napoli. Il posto che più ho amato».